Un nuovo anno scolastico è iniziato, ma nello zaino dei ragazzi c’è molto di più dei libri:
c’è il bagaglio di un’estate trascorsa lontano da casa tra autonomia, amicizie autentiche e sfide superate.
Non è solo una vacanza, è un’esperienza che aiuta la crescita dei tuoi figli
Ci siamo ragazzi, sono giorni importanti:
suona la campanella, zaino in spalla, diari ancora da riempire, e l’elettrizzante momento di un nuovo inizio…
Sarà un nuovo anno carico di emozione, ore da passate coi compagni a ridere, ad imparare, a fare esperienza di qualunque cosa.
Studiare? Per qualcuno può essere a volte noioso, ma è la base per crescere, trovare la curiosità di sapere, avere lo stimolo di conoscere, e capire chi si vuole essere da grandi.
Copiare? Non si fa, ma bisogna sapere come farlo.
LA SCUOLA… la vera palestra della vita.
E quanti racconti di un’estate passata con la famiglia, i pomeriggi che non finiscono mai, l’abbronzatura, i gelati, mare o montagna, le foto delle vacanze…
Noi osserviamo con tutto l’entusiasmo di chi sa che nella valigia, alla fine delle vacanze di chi è stato in quel posto lassù in montagna insieme a noi, ci si trova qualcosa di diverso dalla biancheria sporca, i vestiti piegati, i ricordi da condividere o qualche souvenir.
I ragazzi si sono portati a casa molto di più. Cose che non si comprano nei negozi e che non si misurano con i voti sulla pagella.
Quando qualcuno parte con noi, lascia a casa le piccole comodità quotidiane e le proprie abitudini e, soprattutto, i genitori.
Niente mamma o papà a fare da paracadute con gli imprevisti di tutti i giorni.
E già questo è un primo grande passo, perché se per tanti è una “liberazione”, per moltissimi è una prova di coraggio: stare da soli.
In realtà da soli non lo sono mai.
Tutto il nostro staff è attento alle nostalgie, ad aiutare chi è in difficoltà, ad assistere e soccorrere ognuno di loro, e i ragazzi insieme imparano a gestire il proprio spazio, a coordinarsi con gli altri, a fare i conti con la convivenza. E quando tornano a casa, i genitori se ne accorgono subito: c’è una consapevolezza nuova nei gesti quotidiani, un modo diverso di prendersi cura delle proprie cose e degli spazi condivisi.
A San Valentino si arriva da città diverse, con abitudini differenti, accenti, parole, e ci si ritrova a condividere stanze, tavoli, attività e risate. All’inizio c’è un momento di timore, si sta solo con chi si conosce, si guarda con sospetto e distacco chi ancora non conosciamo.
Poi, di giorno in giorno, iniziamo ad entrare in confidenza con quei futuri nuovi amici.
Alla fine del turno, quello sconosciuto è diventato il compagno di avventure a cui confidare un segreto o con cui ridere una battuta.
I ragazzi imparano la cosa più difficile del mondo: ascoltare.
Scoprono che le differenze non sono una distanza, ma una ricchezza, e che l’amicizia vera nasce spontaneamente, lontano dagli schermi e dai social, guardandosi negli occhi e facendo insieme nuove esperienze.
Che si tratti di affrontare un percorso tra gli alberi, di salire in canoa per la prima volta o di sperimentare nuove possibilità in un laboratorio, non chiediamo ai ragazzi di essere perfetti; chiediamo loro di provarci.
E se si sbaglia?
È il modo più naturale per imparare. Si può avere paura, si può avere tensione, si può avere anche pigrizia o semplicemente sentirsi a disagio.
Succede, è normale!!
In un mondo che tende al giudizio sempre e comunque, noi vogliamo fare un passo fuori dalla zona di confort. E se si sbaglia si ride insieme, ci si dà una pacca sulla spalla e si riprova.
Le amicizie si costruiscono anche così: ridendo insieme di una situazione che magari non è andata come avremmo voluto, una difficoltà superata o un’emozione vissuta mentre un ostacolo ci dava da pensare. Semplicemente un passo verso la scoperta di ciò che siamo capaci di fare.
Bisogna sperimentare e provare cose che non si fanno a casa per avere nuovi stimoli.
Un grande scoglio iniziale è sicuramente la gestione dello smartphone.
Da noi ci sono delle regole, e quindi il telefono si può usare solo in certi orari, perché per il resto bisogna godersi il momento presente insieme alle altre persone.
Siamo convinti che vivere per qualche giorno senza quel telefono in costante connessione non è una punizione: è una liberazione!
Anche se loro non lo sanno ancora.
La nostra speranza è che, magari anche senza accorgersene, si possano godere un tempo di condivisione, di chiacchiera, di conoscenza, senza che ci sia di mezzo un display o una digitazione.
Che il gioco sia una sfida in presenza, anche con un minimo di contatto a renderlo reale.
E che quel telefono diventi uno strumento, di certo utilissimo, ma da usare quando serve.
Ogni volta che un camp si chiude e i pullman ripartono, noi sappiamo di aver avuto una grande fortuna e responsabilità. Abbiamo custodito pezzi preziosi della loro crescita.
Ora la scuola è ricominciata, la vita vera riprende il suo corso, ma quel bagaglio invisibile resta lì, pronto ad aiutarli ad affrontare le sfide di tutti i giorni e magari a dare loro una consapevolezza in più.
E voi? Quali “pezzi d’estate” avete ritrovato nello zaino dei vostri figli al rientro? Raccontatecelo nei commenti!


